È difficile spiegare a chi non ci è mai stato cosa significhi guidare per tre giorni tra Etna e Nebrodi. È una questione di scala: i chilometri non sono tanti — il percorso completo è sotto i 700 km — ma la densità delle strade è talmente alta che il risultato è quello di avere la sensazione di aver guidato molto di più. Ogni dieci minuti cambia qualcosa: l’altitudine, il tipo di vegetazione, la qualità dell’asfalto, la presenza di traffico.
Quello che segue è il diario essenziale di un drive privato che il club ha organizzato a fine ottobre. Cinque auto, sei persone, tre giornate piene.
Giorno uno — Messina, costa ionica, versante sud dell’Etna
Partenza alle sette e trenta da Messina. L’idea della prima giornata era semplice: raggiungere il Rifugio Sapienza per pranzo, seguendo la costa ionica fino a Giarre, poi salendo lungo la SP92. È un percorso che il club ha già fatto altre volte, ma l’ora era inusuale — di solito partiamo un’ora dopo.
Il vantaggio di partire presto è stato evidente dopo pochi chilometri: la SS114 era vuota, l’aria era fresca ma non fredda, e la luce ottobrina sulla costa aveva quella qualità dorata che il fotografo avrebbe chiamato “ora magica” se avesse avuto un’ora di pazienza. Noi non l’avevamo, ma abbiamo fatto lo stesso una sosta di quindici minuti a Taormina per un caffè.
La salita all’Etna dal versante sud è un percorso che conosciamo bene. Ottobre è un mese particolare: le giornate sono ancora lunghe abbastanza per permettere di arrivare in quota senza fretta, la vegetazione è nel pieno del colore autunnale, e l’aria è sufficientemente fresca da rendere confortevoli anche le auto senza climatizzazione — alcune 911 anni Settanta del gruppo ne erano prive.
A 1900 metri, al piazzale del Rifugio, il termometro segnava sette gradi. Pranzo veloce al bar — il ristorante d’altitudine era chiuso per lavori — e discesa verso Nicolosi per una sosta più sostanziosa.
Giorno due — Etna nord, Linguaglossa, Randazzo
Il secondo giorno è stato il più impegnativo. L’obiettivo era attraversare tutto il versante nord dell’Etna, dal Piano Provenzana fino a Randazzo, passando per Linguaglossa e la strada che costeggia i vecchi crateri del 1981.
Ci sono giornate in cui guidare significa attraversare paesaggi che sembrano di altri pianeti. Quello è stato uno di quei giorni.
La differenza tra il versante sud e il nord dell’Etna è enorme. A sud, la strada è larga, curata, fatta per i turisti. A nord, la strada è più stretta, più tecnica, e costeggia aree di lava fresca che hanno un aspetto lunare. In alcuni tratti, il paesaggio è così insolito che per qualche minuto ci si dimentica di essere in Sicilia, o anche in Italia.
Pranzo a Randazzo, in una trattoria che ci aveva consigliato un socio del club. Salsiccia al finocchietto, pasta alla norma, cannoli. Niente vino per chi guidava, caffè doppio per tutti.
Nel pomeriggio, attraversata la valle del Alcantara, siamo entrati nel Parco dei Nebrodi. Il cambiamento di paesaggio è stato netto: dal nero della lava al verde scuro delle faggete. L’Alcantara è una sorta di cerniera che separa due ecosistemi, e la percezione di questo passaggio in macchina è molto più forte di quello che ci si aspetta.
Notte a Floresta, il comune più alto della Sicilia (1275 metri), in una locanda con sei stanze totali e una cucina essenziale ma eccellente.
Giorno tre — Nebrodi interni, ritorno
Il terzo giorno è stato quello della scoperta. I Nebrodi sono il parco naturale meno conosciuto tra quelli siciliani — almeno rispetto all’Etna — e le sue strade interne sono probabilmente le migliori per la guida di tutta l’isola.
La SP115 da Floresta verso Alcara li Fusi è un concentrato di tornanti. L’asfalto è buono, le auto sono pochissime, la vegetazione cambia ogni cento metri. Abbiamo guidato in gruppo per un’ora senza incrociare nessuno, con la radio spenta e i finestrini aperti. È una di quelle esperienze che fa capire perché esiste un club come il nostro.
Pranzo leggero a Mistretta, un borgo medievale aggrappato a un crinale che ha visto tempi migliori ma che ha mantenuto una dignità rara. Poi la discesa verso la costa tirrenica, passando per Santo Stefano di Camastra e riprendendo l’autostrada a Cefalù per il ritorno a Messina.
Quello che resta
Dopo tre giorni di guida intensa, la cosa che colpisce di più è la varietà. Non è solo un viaggio turistico o un drive di passione — è un attraversamento di un’isola che contiene dentro di sé paesaggi, climi e culture completamente diversi, e che ha la densità di strade giusta per apprezzarlo da dietro un volante.
È il tipo di drive che si può raccontare in molti modi. In questo caso abbiamo scelto quello essenziale. Ma chi c’era sa che dietro ogni riga c’è molto di più.